25/04/2005

25 aprile: 60 anni dopo

Il 25 aprile è stato strumentalizzato dalla sinistra. Così preferiamo ricordare i morti della RSI”.

Non basta: bisogna dirla tutta, dire cosa hanno fatto i militari della RSI (Repubbica Sociale Italiana o repubblica di Salò) per essere ricordati. Militari di uno stato fantoccio, creato da Hitler per mantenere il suo controllo sull'Italia. Militari che combattevano per il fascismo e per il nazismo. Basterebbe questo per stabilire se stavano nel giusto o nello sbagliato. Ma poiché in Italia, l'essere fascista non è mai stato un marchio infamante, anzi ultimamente è il termine comunista ad essere usato come insulto, facciamo il punto.

I militari della RSI, i repubblichini, non furono quasi mai impiegato al fronte, contro gli alleati o i militari italiani del regno del Sud. Furono adoperati dai tedeschi in operazioni di rappresaglia contro i partigiani (pulizia del territorio), corresponsabili dei massacri dell'estate del 1944, Stazzema, Fivizzano .. A fianco delle SS eseguirono i rastrellamenti degli ebrei: durante la guerra circa 1000 ebrei furono massacrati in Italia; 7500 furono deportati nei campi di sterminio. Di questi solo 610 fecero ritorno.

La questione da chiarire è come mai a scendere in piazza il 25 aprile siano solo esponenti di sinistra (e neanche tutti): le formazioni partigiane erano composte anche da esponenti del partito monarchico, democristiani (come Mattei) e liberali. Anche nel basso clero ci furono sacerdoti caduti nella lotta, vittime della rappresaglia nazifascista. Ci furono anche delle medaglie d'oro al V.M. Come Don Giovanni Fornasini, morto a Marzabotto.

Mancano anche, in questo e nei passati 25 aprile, le forze armate: dopo l'8 settembre l'esercito italiano fu riformato nel CIL e combattè in prima linea, sul fronte di Cassino, alla Lotta di Liberazione. Che è stata la lotta che ha portato alla nostra Repubblica, Repubblica che non ci sarebbe stata se avessero vinto i repubblichini.

Quello che disturba, ad es. al sindaco di Milano Albertini, sono le bandiere rosse in piazza “non dobbiamo dimenticarci anche delle altre dittature, come quella comunista”. Mi chiedo come mai le bandiere rosse diano fastidio politicamente, ma mai quando c'è da farci affari (come in Cina). In ogni caso confondere la dittatura comunista in Russia con la resistenza è in errore: sotto le bandiere rosse, che ora le danno fastidio, caro Albertini, hanno combattuto delle persone, e tante ne sono morte, per la nostra libertà. Anche per la libertà di chi li combatteva: non si dimentichi che in Italia, dopo la guerra, l'allora ministro della giustizia, Togliatti, promulgò “l'amnistia”. Nel momento in cui si poteva far scattare la temuta rivoluzione rossa, il PCI scelse la via istituzionale. Si parla oggi di “pacificazione”: si dice che i tempi sono cambiati e non ha più senso dirsi “antifascista”. Anche la costituzione, nata con questo ideale, deve essere aggiornata. Ma in Italia non c'è necessità di pacificare: i fascisti di allora, furono lasciati liberi, di vivere e di partecipare alla vita politica. Quando alla signora Mussolini una televisione tedesca ha chiesto come mai in Germania la nipote di Hitler non potrebbe presentarsi in politica (e in Italia si), lei ha risposto “perchè gli italiani sono liberi di scegliere”. E' vero però, ed è bene ricordarlo, che ci fu, dopo il 25 aprile “la resa dei conti”: ex fascisti o repubblichini uccisi per vendetta. Questo fu il prezzo della guerra civile, la cui causa fu comunque, il fascismo stesso.

la giustizia insurezionale porta, nei giorni della liberazione a far passare per le armi un numero significativo di persone: si tratta di militi fascisti, di individui accusati di essere collaboratori o spie degli occupanti, di esponenti del regime di Salò; in alcuni casi si tratta di capisquadra o di dirigenti di fabbrica eliminati in una logica di guerra di classe; in altri casi, sporadici, di persone di persone eliminate per motivi personali. Da una guerra civile non si esce con una semplice resa degli sconfitti: ci sono le violenze del 1921-22, i civili uccisi per rappresaglia o deportati nei lager. Ci sono i conti del passato: le manganellate e l'olio di ricino degli squadristi, la retorica arrogante del regime che ha portato alla guerra, i morti al fronte o internati in Germania, le distruzioni per i bombardamenti”.

Dal libro “La resa dei conti” di Gianni Oliva.

Ma pacificazione non vuol dire “parificazione”: parafrasando Calvino “il più onesto, il più dolce dei repubblichini si batteva per una causa sbagliata, la dittatura. Il partifìgiano più ignaro, più ladro, più spietato si batteva per una causa giusta, la democrazia”.

di funicelli | 25/04/2005
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